L’oscurità avvolgeva i miei
passi
Il respiro si condensava
nell’aria gelida della notte
La candela, innanzi al tuo
volto, tremolava irrequieta
e poi…
Il buio…
Vedevo in lontananza
filtrare una luce eburnea
Piccoli crepuscoli di
polvere dorati, danzavano stanchi
Della bifora policroma
rimaneva solo pece
Eppure… continuavo a
seguirti
respirando il tuo respiro,
forse per fiducia, forse per timore.
così accogliente la
sicurezza
così accogliente la
prudenza
ma nient’altro che paura di
vivere.
Ed ecco,
innanzi a me manoscritti e
miniature, papiri e pergamene…
dimenticati su scaffali di
rovere decadente.
Confusamente ordinati od
ordinatamente confusi..
Uno accanto all’altro come
guerrieri in attesa dell’Alessandro,
pronti alla conquista,
pronti alla distruzione.
Silenzio…
E nel silenzio i miei passi
diventavano fragore
Tu non c’eri più…
In questa catacomba non
rimanevo che io, sola con me stessa.
Pavimenti dissestati
Fontane corrose
Statue decadenti
Putti fatiscenti
E dalla terra ombre
s’innalzavano minacciose dandomi il benvenuto.
Eppure… non tremavo, eppure
non temevo..
In fondo sapevo che era
quanto avevo creato
Paure...fantasmi
timori…ricordi
ansie…progetti
Ciò che era, ciò che sarà, ciò
che avrebbe dovuto essere, ciò che sarebbe stato se…
Sfogliare parole e parole…
inutili parole, vuote parole, incomprensibili parole…
In fondo solo parole..
L’immenso è indicibile..
Rendersi conto d’aver perso
ciò che è, qui ed ora, ciò che è, la vita in Sé e per se, ciò che è
nell’istante presente.
Solo nel silenzio della mente,
nel silenzio dei pensieri
Scopro cosa ho fatto di me
Un antro oscuro..
Quando mi sono persa?
Con le mani pallide inizio
a sfiorare i volumi..
Li apro… leggo velocemente
alcune parole
E li ripongo nel passato..
E lì…li abbandono
Ne apro degli altri,
talmente lindi da essere immacolati
Sogni, fantasia, vane
illusioni…
E lì...li abbandono
Lentamente dalla fontana
inizia a zampillare acqua di fonte..
Dalla fanghiglia che ne
colmava la vasca, ecco sbocciare fiori di loto
Sotto la coltre, marmo
bianco..
Piccoli ruscelli di vita
iniziano a correre sul pavimento…
Ed ecco fragili fili
d’erba, ed ecco piccole viole…e più in là, un arbusto di rose.
Il sole mi inonda…
Il tepore mi conforta…
Non più pareti, ma solo
campi Elisi.
Ed allora è solo silenzio
gioioso
E’ solo beatitudine
festante
È solo memoria
E’ solo eternità
E’ pura esistenza
Attenti osservatori
Silenziosi testimoni
In noi è la Coscienza
In noi è la Verità assoluta
Siamo tabernacolo
Siamo meraviglioso tempio
Non più sordi, non più
cechi…
Ma semplicemente siamo ciò
che siamo, siamo ciò che dovremmo essere
Ed allora, solo allora,
nella consapevolezza del nostro viaggio, nella consapevolezza di noi, L’antro
oscuro diverrà Eden
E tu diverrai Dio.


